STORIE ED EVENTI

Natale 2007

E’ arrivato Natale e come tutte le persone di buona volontà, anche i membri del Lentopede Bikers Team sono andati, la mattina del 25 dicembre, in giro per il mondo annunziando con gioia la Lieta Novella... Andrea, colpito in quei momenti da improvvisa vocazione mistico religiosa, o dovendo smaltire ancora i fumi dell’alcol dei bagordi del cenone appena trascorso, o essendosi semplicemente dimenticato addosso il classico travestimento che ogni buon padre fa in quella serata per i propri bambini, sta di fatto che si è presentato all’appuntamento pattuito per la sgambata mattutina vestito da Babbo Natale, osannando e innalzando alto nei cieli gli inni della sua lode!... Dopo il primo momento di smarrimaento, davanti a si tanto improvviso fervore religioso del loro compagno, gli altri componenti del gruppo si sono subito convertiti e mestamente ma con gioia hanno subito seguito il loro “profeta” nella via che annunziava la lieta novella!... Formatosi così questo allegro e beante drappello di bikers, siamo andati un pò in giro sgambando per smaltire il cenone appena trascorso, preparando così lo stomaco al nuovo pranzo che stava per arrivare; capofila durante tutto il giro è stato sempre Andrea che ci ha condotto per la via decidendo di portare i nostri auguri e il nostro saluto alle genti fin dentro le mura cittadine in quel di Piazza del Duomo.

 

 

Francesco Scarsella

Anche se non è proprio un biker da montagna, (ma un cosidetto “cachino”) sono degne di nota in questi nostri spazi le mitiche gesta del grande Francesco, grandissimo ciclista da strada, che spesso porta in alto i nostri colori (intendendo per alto sia la quota altimetrica delle sue cicloscalate che gli onori delle sue vittorie nelle gare). Come ogni estate Francesco si diletta a partecipare a diverse gare ciclo amatoriali e molte sono le vittorie o piazzamenti di lusso in svariate di queste competizioni. Tra tutte citiamo la vittoria con record assoluto della gara “DOVE OSANO LE AQUILE”, cronoscalata Monte Tre Croci – Acquachiara, svoltasi a Campli (TE) il 2 giugno 2007, dove Francesco ha vinto con il tempo di 28’ e 04” con una media di 19,26 km/h. Queste gare sono occasione per lui di incontro e confronto con i migliori atleti della sua categoria e, in qualche occasione, anche con gli “alieni” del ciclismo professionistico, come dimostra una sua foto con il grande Danilo Di Luca, durante una gara svoltasi l’anno scorso qui a L’Aquila. Appena può, Francesco si diletta ad impiegare i suoi week-end a scalare le mitiche vette ciclistiche italiane ed europee in genere, così come mostrato nelle foto.Anche se noi non potremo mai stargli dietro nelle sue mitiche imprese, siamo spesso lieti di averlo come compagno di avventura nei nostri giri montani, anche se dobbiamo “abbozzare e sopportare” i suoi scherni quando, ansimanti e stremati, arriviamo in cima alla vetta dove lui, forse già da mezz’ora, è li che prende il sole aspettando il nostro arrivo!

 

 

Polentata 2007 Lentopede Bikers Team

E’ arrivato Natale e, come tutti gli anni da qualche tempo a questa parte, il buon Fabrizio anche quest’anno ha organizzato l’ormai tradizionale polentata del gruppo Lentopede. Malgrado le reiterate raccomandazioni a non esagerare con vivande diverse dal piatto forte che dovrebbe essere la polenta, e proprio per tener fede alla sana e corretta alimentazione del biker, la tavola è tradizionalmente imbandita da Fabrizio di tutto il ben di Dio possibile ed immaginabile in questi casi: cacio pecorino e marcetto (appositamente fatti arrivare da quel di Castel del Monte), lonza, salami e coppa (di produzione propria casa Santella), assaggi e spizzichetti vari, sempre di casereccia fattura. A noi, gentili ospiti cittadini, non rimane che poter pensare al vino e al dolce. Sede “dell’orgia culinaria” è, come di consuetudine, la taverna di casa Santella in quel di Rocca S. Stefano di Tornimparte. Hanno preso parte al banchetto anche Daniele e Francesco che, pur non essendo dei veri MTBikers ma quasi dei veri professionisti da strada (cachini), hanno da sempre dimostrato grande simpatia ed interesse verso il nostro gruppo, oltre che essere da sempre nostri grandi amici. Naturalmente il prezzo che hanno dovuto pagare per avere “l’onore” di sedere a tavola con noi, è stato quello che si sono dovuti sbarbare gran parte della mescola della polenta, così come mostrano le foto allegate.

La serata è stata l’occasione mondana anche per presentare le ultime creazioni stilistiche del gruppo Lentopede e, proprio il Dott. Amedeo, ha sfoggiato per la prima volta in assoluto la nuova felpa ufficiale del gruppo (vedi foto allegata).  Il momento clou della serata è stata, come sempre, “la scolatura della polenta sopra la spianatora”, in altri termini più propriamente detti, la sistemazione (spalmatura in un sottile strato) della polenta sopra una tavola (la spianatora) preventivamente cosparsa del sugo di condimento. Le operazioni di livellamento di suddetta polenta sono tradizionalmente dirette dal Geom. (anzi scusate, da poco Dott. Arch.) Massimo Marzi, che è proprio in questi momenti che da il meglio di se ed esprime a pieno la sua grande professionalità. Il sugo, che aveva preventivamente bollito per più di quattro ore e del quale calorosamente ringraziamo la mamma di Fabrizio, è ben condito con costatelle e salsiccie di produzione Santella; ringraziamo e salutiamo, con finto compianto, il maiale amorevolmente curato ed allevato per un anno intero dal grande Elvisio (padre di Fabrizio). Altra importante operazione preparatoria alla grande abbuffata è quella “dell’incaciatura” cioè, nel nostro caso, del condimento della polenta con abbondante (direi esagerata) cosparsa di cacio pecorino grattugiato; le immagini allegate penso che parlino ed “odorino” da sole!!!!......  Costatelle e salsiccie vengono, come mostrato, cosparse alla rinfusa sulla polenta e “chi primo ci arriva, se le magna!”. Proprio per i motivi di cui prima di esagerate vivande a contorno, arriviamo tradizionalmente a finire solo la metà della polenta preparata, sotto i finti pianti da coccodrillo che ognuno di noi fa, esausto da “si tanta abbuffata”. La serata poi continua nel rievocare le eroiche gesta ciclistiche proprie dell’anno appena trascorso e tra una foto e l’altra delle gesta che furono, un bicchiere di vino e il fuoco scoppiettante nel camino, ci ripromettiamo di ritrovarci sempre nelle prossime future missioni sognado grandi e mirabolanti imprese.

 

Gli amici di Siracusa

 Oramai si sa, internet è diventato un grande mezzo di comunicazione e, il solo fatto per il quale voi in questo momento state leggendo queste righe, lo dimostra. Questo nostro sito è diventato per noi un grande strumento per conoscere, incontrare e scambiare nuove esperienze, con tanti buoni amici. E’ stato questo il caso dell’incontro con i grandissimi e simpaticissimi amici di Siracusa, che ci hanno onorato della loro visita a fine maggio 2007. La loro passione per la MTB già li aveva portati più di una volta ad escursioni fuori dalla loro terra, ed anche questa volta hanno intrapreso con grande entusiasmo questo loro viaggio alla scoperta delle “inesplorate regioni del nord”.

Abbiamo trascorso insieme tre magnifici giorni in sella alle nostre bici e anche il tempo meteorologio ci ha dato una mano. Certo le cose che avremmo voluto mostrargli e fare erano tante ma, avendo solo poco tempo a disposizione, abbiamo cercato di riassumere tutto quanto di “pedalabile” e di bello ci sia da fare e da vedere qui intorno, in tre uscite da loro molto gradite. Il primo giorno, appena arrivati, nel pomeriggio, abbiamo fatto qualche giretto verso Roio per dare loro la possibilità di vedere il panorama dell’Aquila e del Gran Sasso, e poi siamo scesi in città, dove ci siamo improvvisati ciceroni nei posti più rappresentativi del centro storico.Il secondo giorno siamo andati a fare quello che in questo sito chiamiamo il giro del Gran Sasso: abbiamo visitato i borghi di Filetto, S. Stefano di Sessanio, Castel del Monte e Calascio, cercando al contempo di mostrare loro, per quanto ci era possibile, tutti i vari aspetti storici e culturali dei paesi visitati. Grande entusiasmo ha naturalmente riscosso anche l’aspetto gastronomico del giro dove, anche se in maniera frugale, abbiamo avuto modo di fare assaggiare loro le semplici ma intense delizie locali, primo fra tutte il marcetto, ottima crema spalmabile derivante dalla macerazione del miglior cacio pecorino. Il terzo giorno, cambiando versante, siamo andati a scorrazzare per i boschi, le valli e le pianure di Campo Felice.Alla fine stanchi ma felici, così come sempre capita a noi bikers di montagna, di una tre giorni intensa di bicicletta, ma speriamo anche di amicizia e simpatia, i nostri amici hanno intrapreso il loro lungo viaggio di ritorno in Sicilia durante il quale il grande Antonio, rivelatosi anche grande poeta, ha scritto queste sue sensazioni dedicate ai tre giorni trascorsi in nostra compagnia:

Uomo e Bici Da Montagna

 Oggi è qui l’uomo/bici da montagna
Pedala e cammina alla ricerca,
un sentiero da seguire pronto,
disposto a perdersi nel cercare il vento
e la discesa in pietra buche e salti da stambecco.
Il bosco odora d’umido di terra, di muschio
abbracciato alla sua roccia,
ha suoni……
il bastone percosso sulla Rocca,
le tracce di gomme sulla breccia
nel tratto d’un freno con più forza.
Il bosco è incontro di siculi coi lupi,
dell’uomo di mare col fratello
dal piedelento al colle
al borgo al desco
nella lunga discesa verso valle.

Le emozioni  vissute in tre giorni stupendi sui monti dell’Aquila 3 giugno 2007 in viaggio verso casa

Antonio Bracale

Un grandissimo saluto e un abbraccio forte ai mitici Ciro, Mauro Antonio, Carlo, Mauro (Zu Mauro) e Daniele, sperando di contracambiare presto la visita e posare le nostre gomme grasse sull’Etna.

Filippo e Pino

Il negozio del “mitico” Franco Cheli, è spesso luogo d’incontro e creatore di opportunità per le persone che satellitano intorno a questo fantastico mondo della MTB. Così è stato per il caso che ha voluto l’incontro e la conoscenza tra noi e gli amici del gruppo www.pedalando.org  di Roma. Il giorno 11 agosto, contatti da Filippo e Pino che volevano un po’ conoscere il nostro territorio, siamo andati a fare un giretto nei dintorni delle montagne aquilane. Massimo P. e Fabrizio, gli unici liberi in quei giorni, hanno avuto un bel da fare per “attrezzare” un percorso non conosciuto agli ospiti, vista la loro perfetta e a dir poco professionale conoscenza dei nostri dintorni montani. Il percorso si è sviluppato, sotto un tempo incerto e poco piacevole, su quello che è denominato, in questo sito, come “Le ritorte” e “I coppi d’Aragno”, per una distanza complessiva di circa 45 Km. Favorevolmente impressionati si sono dimostrati, alla fine, Filippo e Pino, che hanno manifestato la volontà di inserire questo itinerario nella lista dei giri programmati dal loro gruppo.

 

Mimmo (Jamaika)

Il 20 agosto, classica uscita del giro del Sirente. E’ stata molto gradita e piacevole la presenza del mitico Mimmo, del gruppo www.traccemtb.it  conosciuto per caso in settimana da Fabrizio e Andrea sulle montagne di Pizzoli. Partiti da Collarmele, abbiamo quasi subito affrontato, dopo il paese di Aielli, la lunga ed impegnativa salita che ci conduce ai Prati di S.Marie ; subito si è notata la tempra e la classe di Mimmo che è salito su in scioltezza, ben spalleggiato da Andrea e Fabrizio; meno bene, come sempre in salita, sono andati i due Massimo saliti a monte “co’ le mani e co’ ji pei”.  In seguito, bene si è sviluppato per tutti il resto del percorso, che ha toccato Ovindoli e Rovere, dove la comitiva ha effettuato la sosta di ristoro; un particolare ringraziamento dobbiamo ad Andrea che, come spesso, ha pensato al rifocillamento del gruppo con le leccornie, tipiche della sua pizzeria STURABOTTE. Il giro è stato lungo e impegnativo (circa 62 Km), e il tempo, fortunatamente, ci è stato favorevole. Un piacevole fuori programma ci è occorso nel bosco del Sirente, quando siamo stati “attaccati” da un gruppo di briganti che tendevano imboscate agli ignari e sprovveduti viandanti…. Trattavasi di una rievocazione storico/culturale sulle gesta degli antichi briganti che imperversavano nella zona. Il giro si è concluso, come sempre in questi casi, attorno al tavolino del bar, commentando in allegria, insieme agli immancabili boccali di birra, “l’eroiche gesta” della giornata.

 

Racconto di Andrea Pipitone

“.... jamo Pipitò, ancora coju pigiama !?! ....Fabbrì, 5 minuti e sso pronto! Intanto, per favore, mi carichi la bici ? Ok .... ma Purzò a che ora ci aspetta ? Guarda, è inutile affrettasse tanto è sicuramente già partito .... ma lo riprendiamo per strada ... oggi è sabato quindi Max lavora .....possiamo andare !” Più o meno, sono queste le frasi che, da qualche anno a questa parte, ci scambiamo all’ inizio di buona parte delle nostre giornate di tempo libero (poche purtroppo). Siamo un gruppo di 4 amici, oramai non più giovanissimi (soprattutto Max), con estrazioni e culture completamente diverse; una grande passione ci accomuna: la mountain bike e il contatto con la natura. Presi  dagli oneri più disparati (e disperati ...): il lavoro, la famiglia (per alcuni) e tutti i numerosi impegni che, nostro malgrado, ci riempiono non sempre piacevolmente la vita, riusciamo ancora a trovare il tempo per dedicarci ad una attività che, oltre a rilassarci e a farci apprezzare le bellezze dei nostri dintorni, ci offre la possibilità di incontrare molti altri “bikers” con i quali condividere impressioni e suggerimenti. Il nostro sito (nota di merito per i web master Santella-Pulsoni) www.lentopede.org, è costantemente aggiornato sulle mirabolanti “imprese” del fine settimana; contiene, inoltre, una ricca e dettagliata descrizione dei percorsi che, a nostro giudizio, sono risultati maggiormente interessanti dal punto di vista tecnico e naturalistico.Tutto iniziò circa 4 anni fa quando un paio di noi si incontrarono ai piedi della nostra “palestra dell’ ardimento” (per rievocare una metafora alanfordiana, i non più giovanissimi capiranno …) e cioè nei pressi delle “ritorte”, una serie di tornanti che portano dal campo sportivo di Arischia fin su a Collebrincioni: un percorso che abbiamo fatto talmente tante volte di cui, oramai, conosciamo, è proprio il caso di dirlo, anche i sassi. Ci fu il classico scambio dei numeri di cellulare anche se, personalmente, non pensavo ci fosse un seguito a quell’ incontro … Ma la reciproca simpatia e gli interessi comuni tra i quali, ovviamente, il piacere di una bella escursione in mountain bike, hanno fatto nascere questa bella amicizia che, oramai, ha travalicato i confini della bici; oggi infatti siamo affiatati ben oltre l’ ambito sportivo e ci frequentiamo anche al di fuori del nostro interesse principale. Un’ altra nota che reputo molto positiva in questa esperienza è il fatto di essere stati contattati, grazie ad Internet, da molteplici persone, da tutta Italia, che condividono il nostro hobby. Molti di loro infatti, ci hanno chiesto di essere accompagnati in qualche escursione da noi descritta sul nostro sito. Sono venuti amici da Roma, Pescara e, addirittura fin da Piacenza! Con loro abbiamo condiviso dei bellissimi momenti di rara intensità naturalistica e la cosa più gradita è stata che tutti hanno elogiato la bellezza dei nostri territori e la disponibilità e la cortesia di chi ci vive …La nota dolente è che tutti coloro che hanno partecipato ai nostri “tour” si sono meravigliati del fatto di come località così interessanti dal punto di vista paesaggistico, siano così poco “sponsorizzate” dagli Enti preposti (Provincia, Comune o quant’altro).Se da una parte il preservare l’ integrità dei nostri luoghi ci conforti, dall’ altra è grande il rammarico per l’ ennesima potenzialità inespressa che, se ovviamente gestita nel giusto modo, molto potrebbe dare ad “affamati” come noi di sport e natura. 

Racconto di Ruggero De Luca

L’Aquila, 30 Maggio 2002

 Grande giornata quella di ieri...

 Tutti pronti, ieri, per una bella uscita in bici. La meta era il Lago di Cornino, zona a Nord dell'Aquila. Tutto ok per la partenza, in totale siamo tre, due biker tosti + me; appuntamento al parcheggio, si caricano le bici e si parte per l'avvicinamento. Chi c'è già stato dice che il posto dove si arriva è magnifico: laghetto e pinetina, cavalli e mucche al pascolo; un po' di salita, non pesante, ma lunga e costante. Dislivello di 400m. Tempo di percorrenza 2 1/2 - 3 ore con discesa finale un po' ripida, ma "nulla di serio se si scende con attenzione".

 Ore 17.00 lasciamo le macchine sulla strada asfaltata e c'incamminiamo su per una mulattiera bianca.
Ore 17.20 Facciamo un chilometrino e PAM! TTRRRRRRRRR.... Che cazz?... Ma che diav?.... Ma c'ha fatto 'sta bici?.....

Un passo indietro...

L'altro ieri ho portato a riparare la camera d'aria della ruota posteriore e la ruota, naturalmente, l'ho rimontata io... (cazz, ssso' meccanic! detta alla Diego Abatantuono..). Purtroppo ecco che succede che i bulloni forse (forse?) non l'ho stretti a sufficienza e allora eccomi a smadonnare in un assolato pomeriggio aquilano su una salita non pesante, ma lunga e costante, per una ruota che mi si smonta e mi va a toccare sulle forcelle posteriori così che su quella cappero di mulattiera non potevo fare nemmeno più mezzo metro...

 Insomma: niente da fare, c'è da tornare indietro alla macchina, stringere i dadi e farsi un giro da solo da un'altra parte in attesa del rientro degli altri due che proseguono. Il tutto accettando l'idea di essere un incapace (perchè non sono riuscito a stringere due bulloni) e un deficiente (perchè ho dimenticato di portare una chiave inglese per smontare una ruota (che poi, nell'apice dell'acume, mi ero procurato anche una camera d'aria di riserva in caso di foratura, solo che senza chiave per smontare la ruota me la potevo solo ficcare in bocca in caso di necessità, comunque...).

E che faccio io prode eroe? Mi rigiro, torno alla strada principale e, di corsa, bici alla mano, mi faccio un altro chilometrino per arrivare alle prime case che potevo trovare lungo la strada (la strada per Antrodoco-Rieti).

Intanto più cammino e corro e più m'incazzo e predico con me stesso e più mi viene voglia di fare di tutto pur di riuscire a riprenderli.

 Giunto sudato come un cane alla prima casa che mi sembrava abitata, mi ritrovo davanti un mio simile, lui però è un husky che mi guarda con sguardo spento. Butto una voce all'interno e vengono fuori due tizi. Uno assomiglia a Flavio Reglio (quello che recita le poesie a Zelig) l'altro assomiglia a Mimì metallurgico...

 IO: Scusate, avreste per caso una chiave inglese per stringere 'sti due bulloni del caz...
Flavio: Ch'è successo, viè quà.
IO: E' che ho rimesso la ruota e non ho stretto 'sti due bulloni...
Flavio: Quessa è na 16.
Pari e dispari: Ma no, quessa è na 17.
IO: Vabè...

 Mentre i due litigano per la misura della chiave (era una 15), il mio simile mi lecca in continuazione e m'annusa dappertutto, forse perchè ero sudato e soavemente aulente, o forse no...

 Alla fine arriva la chiave giusta, do un calcio alla ruota per riassestarla e faccio per stringere a mortei dadi, ma Flavio mi ferma e mi fa il cazziatone chiedendomi se sono un tipo pratico, perchè la ruota va registrata, mi dice, sul davanti.
Volevo rispondergli che imbrunito com'ero non me ne fregava di registrare, ma solo di tornare a pedalare.
Lo faccio fare e, mentre stringo a morte i due bulloni il cane... cioè l'husky, quasi non mi fa lavorare per le feste che mi fa...
Flavio: Ma guarda un po' questo, invece di abbaiare alla gente strana, la lecca!.. se arriva un ladro questo gli fa le feste... Bene! dentro di me lo ringrazio per lo "strano" e mi incazzo un po' per il possibile "ladro". Comunque decido che non è il caso di approfondire e mi sto zitto... stringo i denti e i bulloni, ringrazio, saluto il cane e me ne vado... Ore 18.00.
E giù subito di nuovo a tirare il rapporto più tosto per una leggera discesa che mi riporta velocemente al punto di partenza della salita. Ormai fermamente convinto di poter trasformare la "piccola défaiance" in un trionfo, telefono a uno dei due compari, ormai già vicini alla vetta e gl'impongo di aspettarmi nei pressi del laghetto. Vagamente riluttanti e certamente increduli, Fabrizio e Luca, "i compagni", accettano e mi dicono di pedalare forte sennò si sarebbe fatto troppo tardi. Ok, raccolgo la sfida e parto, lancia in resta, all'attacco della montagna come un piccolo Pantani senza doping (ieri Pantani s'è ritirato dal Giro...).
All'inizio pensavo: "mò me la pappo con un sol boccone ‘sta salita! mica Fabrizio e Luca saranno andati come sto andando io...” Non sapevo, tapino, che oltre a Fabrizio, che è allenatissimo e che m'ha proposto il giretto, Luca, che non c'era mai stato, è ancora più forte del primo e, addirittura, è arrivato su senza nemmeno sudare...
 A questo punto mi viene l'obbligo di assicurare che tutto ciò che scrivo non è partorito dalla mia fantasia, ma è tutta la pura verità, nient'altro che la verità.
Ma torniamo a questo piccolo omino che suda su per una mulattiera con una bici da Fosso Mazzocco (la discarica di Pescara) e tanta voglia di fare bene, contro due giganti con bici pluridecorate e cosce da calciatore. L'omino, s'è detto, scalava; e più scalava e più si scazzava, ma più ci si scazza e più si va piano. Ma a volte all'omino torna su l’orgoglio e riprende a spingere di buona lena sui suoi pedali in plastica, a tendere quella sgrassata catena su per la salita che credeva più corta, a sputare senza bere per guadagnare tempo, a cercare inutilmente di capire quanto possa mancare per la vetta.
All’inizio avevo cercato di portare il conto delle curve che faceva la strada, di memorizzare delle particolarità del percorso come un masso grande, un albero sradicato, un ramo basso perchè, nel caso m’avessero telefonato per chiedermi a che punto fossi, avrei saputi stupirli dicendo “sono proprio lì dove c’è quella radura...” e loro, di rimando “beh, allora sei arrivato, benissimo, siamo in orario” e cose così....
Idiota!!! La salita era ben più lunga di ogni mia aspettativa e di ogni mia riserva di energia, peraltro già intaccata per le precedenti esperienze, e ben presto non solo ho perso il conto di ogni cosa fosse sul percorso ma ho perso il contatto con ogni cosa di questa terra.
A metà salita, crampo al polpaccio sinistro.
Mi fermo un attimo per respirare e m’accorgo di avere fame. Tanta fame. Sono in affanno, la gola è secca, quasi non riesco a inghiottire. Riparto.

Più avanzo e più si fa forte in me l’idea di arrivare in cima, dimostrare di essere stato capace di farcela per poi riscendere velocemente per la stessa strada perchè proprio non ce la faccio più.
La strada gira intorno alla montagna assassina, ho il sole di fronte adesso, e il percorso è più in piano, ma sembra comunque non finire mai, però il fatto che abbia impianato credo sia segno che sono vicino alla vetta. Mi torna la voglia e l’impulso di tirare le marce e rimetto un bel rapportone, ma l’unico risultato che ottengo è un  crampo al polpaccio destro.  Ma tutto questo non mi ferma, ormai convinto d’essere vicino alla meta, rimetto il rapporto leggero e sgambetto di buona lena e giungo al fine ad una radura posta su di una sella tra due montagne e... sotto vari aspetti e per vari motivi ecco davanti a me il PARADISO!!!
Ore 18.48. Scena bucolica: io su di una collina con una bici arroventata dal calore da me stesso sprigionato, alla mia destra rocce irte, alla mia sinistra alberi freschi, davanti a me un dolce declivio con rocce e sotto... lì sotto c’è un prato color verde assoluto, una pinetina, mucche al pascolo, un laghetto azzurro cielo, colline che cingono il tutto come un diadema farebbe col capo di una principessa, e i miei due compari che si sbracciano accanto al laghetto e mi indicano il sentiero da percorrere per scendere.
Inutile dire che di tornare indietro non ne ho più la minima intenzione; e allora mi  metto la bici in spalla e, saltellando tra le rocce, riesco ad arrivare al laghetto e a calpestare il prato del paradiso.
La bici, su quell’erba, vola come su di un tappeto. È una sensazione splendida pedalare in paradiso. Grande soddisfazione. Silenzio assoluto.
I compari mi accolgono come se fossi un vero Iron-man, urla di saluto e gioia, anche perchè, finalmente per loro, si può ripartire. E allora due foto e via, di nuovo in salita...
-Ce la fai Ruggè?
-Come no! Voi andate avanti che io mi guardo le mucche...
Scusa vile, partoribile solo da una mente all’ultimo stadio di conoscenza.
-Guarda che la salita è ormai finita, dobbiamo solo scollinare qui su e poi è necessario solo frenare...
-Va benissimo.
Ed ecco la discesa: una mulattiera in ombra, ma non come la salita, bensì con molte più pietre affioranti, abbastanza più ripida e con tratti di puro pantano.
Insieme cominciamo a scendere, ma io solo inizio a tremare. Per due ordini di motivi tra i quali non v’è la paura. Il primo è che la mia bici non ha nessun ammortizzatore, ergo tutte le buche, i sassi e le asperità le risento sulle mani, sulle braccia e via via su per le spalle e la testa fin nel cervello già obnubilato dai fumi dello sforzo. Il secondo è che ormai le gambe non mi reggono più e se mi alzo sui pedali mi tremano terribilmente.
A proposito di sforzo, mi comincia a fare male il rene sinistro, dove “male” vuol dire che ogni saltino è un cazzotto di Muhamed Alì sul rene sinistro, tanto che ogni 500 metri devo fermarmi per riprendere fiato.
Ovviamente la discesa è il modo migliore per mettere alla prova i quadricipiti, poichè con tutti quei sassi bisogna che stia continuamente in piedi sui pedali e molleggiarmi perchè altrimenti il sellino della bici può rovinarmi anticipatamente dieci anni di vita funzionale della prostata con due botte belle azzeccate. Il molleggio, però, riesco a eseguirlo solo per il primo chilometro, dopo di che devo sedermi sul sellino nei brevi tratti dove gli scossoni sembrano più leggeri, perchè sono ormai preda dei crampi che mi assalgono e divorano ogni tessuto molle (anche cartilagineo!) come farebbe Alien con Sigurney Weaver, solo che Alien non c’è mai riuscito.
Ma non fa nulla, ogni tanto mi si sente emettere un grugnito come i tennisti quando eseguono la battuta, ma non fa nulla, ormai sono in discesa e sono arrivato. Penso.
E invece, no.
È troppo.
Tutto ciò che ho fatto è stato troppo. Troppi crampi, troppo stress, troppa corsa, troppa salita tirata, troppo Iron-man, troppa poca acqua, troppo tutto.
I riflessi si allentano, la mente si annebbia, le braccia si indolenziscono, le mani non ce la fanno più a stringere la leva del freno, scendo sempre più veloce, riesco sempre più miracolosamente a scampare la caduta rovinosa, finchè...
Sasso.
Altro sasso.
Altro sasso maledetto che si gira.
Si gira anche la ruota.
A 90°.
E io volo.
Volo.
Volo oltre la bici.
Volo sui sassi, sulla terra e le frasche. Volo sulla stanchezza e sulla discesa.
Mi punto con una mano e, con mossa da abile break-dancer, volteggio e riatterro sulla spalla e rotolo sulla schiena.
Nessun sasso appuntito, nessun ramo infingardo, niente che mi mutili o sfregi, non batto la testa (ma sarà un bene?).
Mi rialzo e guardo Fabrizio che mi seguiva e che ha preso un colore al viso pari a quello dei sassi:
-Sto bene! Sto bene!- gli grido per tranquillizzarlo, mentre io, un po’ scosso, mi rimetto a cavallo.
 Insomma: Ore 19.40, ammaccato, la bici sfregiata, piano piano, con le gambe che sembravano due tronchi e che appena sceso mi hanno costretto alla posizione fetale per limitare i crampi, ho percorso il restante tratto di discesa e sono giunto alla macchina in grave difficoltà, ma ancora tutto intero.
Come avete letto, è stata una piccola avventura e pensate che è stata solo la prima uscita un po’ più seria. Chissà cosa mi riserverà il futuro? Chissà quali altre mirabolanti storie dovrò raccontarvi?
Chi lo sa? Chi può dirlo?
Solo il futuro potrà inventarlo... ma certo dovrò metterci di nuovo del mio...