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STORIE ED EVENTI
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Natale 2007
E’ arrivato Natale e
come tutte le persone di buona volontà, anche i membri del Lentopede
Bikers Team sono andati, la mattina del 25 dicembre, in giro per il
mondo annunziando con gioia la Lieta Novella... Andrea, colpito in quei
momenti da improvvisa vocazione mistico religiosa, o dovendo smaltire
ancora i fumi dell’alcol dei bagordi del cenone appena trascorso, o
essendosi semplicemente dimenticato addosso il classico travestimento
che ogni buon padre fa in quella serata per i propri bambini, sta di
fatto che si è presentato all’appuntamento pattuito per la sgambata
mattutina vestito da Babbo Natale, osannando e innalzando alto nei cieli
gli inni della sua lode!... Dopo il primo momento di smarrimaento,
davanti a si tanto improvviso fervore religioso del loro compagno, gli
altri componenti del gruppo si sono subito convertiti e mestamente ma
con gioia hanno subito seguito il loro “profeta” nella via che
annunziava la lieta novella!... Formatosi così questo allegro e beante
drappello di bikers, siamo andati un pò in giro sgambando per smaltire
il cenone appena trascorso, preparando così lo stomaco al nuovo pranzo
che stava per arrivare; capofila durante tutto il giro è stato sempre
Andrea che ci ha condotto per la via decidendo di portare i nostri
auguri e il nostro saluto alle genti fin dentro le mura cittadine in
quel di Piazza del Duomo. |
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Francesco
Scarsella
Anche se non è
proprio un biker da montagna, (ma un cosidetto “cachino”) sono degne di
nota in questi nostri spazi le mitiche gesta del grande Francesco,
grandissimo ciclista da strada, che spesso porta in alto i nostri colori
(intendendo per alto sia la quota altimetrica delle sue cicloscalate che
gli onori delle sue vittorie nelle gare). Come ogni estate Francesco si
diletta a partecipare a diverse gare ciclo amatoriali e molte sono le
vittorie o piazzamenti di lusso in svariate di queste competizioni. Tra
tutte citiamo la vittoria con record assoluto della gara “DOVE OSANO LE
AQUILE”, cronoscalata Monte Tre Croci – Acquachiara, svoltasi a Campli
(TE) il 2 giugno 2007, dove Francesco ha vinto con il tempo di 28’ e 04”
con una media di 19,26 km/h. Queste gare sono occasione per lui di
incontro e confronto con i migliori atleti della sua categoria e, in
qualche occasione, anche con gli “alieni” del ciclismo professionistico,
come dimostra una sua foto con il grande Danilo Di Luca, durante una
gara svoltasi l’anno scorso qui a L’Aquila. Appena può, Francesco si
diletta ad impiegare i suoi week-end a scalare le mitiche vette
ciclistiche italiane ed europee in genere, così come mostrato nelle
foto.Anche se noi non potremo mai stargli dietro nelle sue mitiche
imprese, siamo spesso lieti di averlo come compagno di avventura nei
nostri giri montani, anche se dobbiamo “abbozzare e sopportare” i suoi
scherni quando, ansimanti e stremati, arriviamo in cima alla vetta dove
lui, forse già da mezz’ora, è li che prende il sole aspettando il nostro
arrivo! |
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Polentata 2007 Lentopede Bikers
Team
E’ arrivato Natale
e, come tutti gli anni da qualche tempo a questa parte, il buon Fabrizio
anche quest’anno ha organizzato l’ormai tradizionale polentata del
gruppo Lentopede. Malgrado le reiterate raccomandazioni a non esagerare
con vivande diverse dal piatto forte che dovrebbe essere la polenta, e
proprio per tener fede alla sana e corretta alimentazione del biker, la
tavola è tradizionalmente imbandita da Fabrizio di tutto il ben di Dio
possibile ed immaginabile in questi casi: cacio pecorino e marcetto
(appositamente fatti arrivare da quel di Castel del Monte), lonza,
salami e coppa (di produzione propria casa Santella), assaggi e
spizzichetti vari, sempre di casereccia fattura. A noi, gentili ospiti
cittadini, non rimane che poter pensare al vino e al dolce. Sede
“dell’orgia culinaria” è, come di consuetudine, la taverna di casa
Santella in quel di Rocca S. Stefano di Tornimparte. Hanno preso parte
al banchetto anche Daniele e Francesco che, pur non essendo dei veri
MTBikers ma quasi dei veri professionisti da strada (cachini), hanno da
sempre dimostrato grande simpatia ed interesse verso il nostro gruppo,
oltre che essere da sempre nostri grandi amici. Naturalmente il prezzo
che hanno dovuto pagare per avere “l’onore” di sedere a tavola con noi,
è stato quello che si sono dovuti sbarbare gran parte della mescola
della polenta, così come mostrano le foto allegate.
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La serata è stata l’occasione mondana
anche per presentare le ultime creazioni stilistiche del gruppo
Lentopede e, proprio il Dott. Amedeo, ha sfoggiato per la prima volta in
assoluto la nuova felpa ufficiale del gruppo (vedi foto allegata).
Il momento clou della serata è stata, come sempre, “la scolatura della
polenta sopra la spianatora”, in altri termini più propriamente detti,
la sistemazione (spalmatura in un sottile strato) della polenta sopra
una tavola (la spianatora) preventivamente cosparsa del sugo di
condimento. Le operazioni di livellamento di suddetta polenta sono
tradizionalmente dirette dal Geom. (anzi scusate, da poco Dott. Arch.)
Massimo Marzi, che è proprio in questi momenti che da il meglio di se ed
esprime a pieno la sua grande professionalità. Il sugo, che aveva
preventivamente bollito per più di quattro ore e del quale calorosamente
ringraziamo la mamma di Fabrizio, è ben condito con costatelle e
salsiccie di produzione Santella; ringraziamo e salutiamo, con finto
compianto, il maiale amorevolmente curato ed allevato per un anno intero
dal grande Elvisio (padre di Fabrizio). Altra importante operazione
preparatoria alla grande abbuffata è quella “dell’incaciatura” cioè, nel
nostro caso, del condimento della polenta con abbondante (direi
esagerata) cosparsa di cacio pecorino grattugiato; le immagini allegate
penso che parlino ed “odorino” da sole!!!!...... Costatelle e
salsiccie vengono, come mostrato, cosparse alla rinfusa sulla polenta e
“chi primo ci arriva, se le magna!”. Proprio per i motivi di cui prima
di esagerate vivande a contorno, arriviamo tradizionalmente a finire
solo la metà della polenta preparata, sotto i finti pianti da
coccodrillo che ognuno di noi fa, esausto da “si tanta abbuffata”. La
serata poi continua nel rievocare le eroiche gesta ciclistiche proprie
dell’anno appena trascorso e tra una foto e l’altra delle gesta che
furono, un bicchiere di vino e il fuoco scoppiettante nel camino, ci
ripromettiamo di ritrovarci sempre nelle prossime future missioni
sognado grandi e mirabolanti imprese. |
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Gli amici di Siracusa
Oramai si sa,
internet è diventato un grande mezzo di comunicazione e, il solo fatto
per il quale voi in questo momento state leggendo queste righe, lo
dimostra. Questo nostro sito è diventato per noi un grande strumento per
conoscere, incontrare e scambiare nuove esperienze, con tanti buoni
amici. E’ stato questo il caso dell’incontro con i grandissimi e
simpaticissimi amici di Siracusa, che ci hanno onorato della loro visita
a fine maggio 2007. La loro passione per la MTB già li aveva portati più
di una volta ad escursioni fuori dalla loro terra, ed anche questa volta
hanno intrapreso con grande entusiasmo questo loro viaggio alla scoperta
delle “inesplorate regioni del nord”.
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Abbiamo trascorso
insieme tre magnifici giorni in sella alle nostre bici e anche il tempo meteorologio
ci ha dato una mano. Certo le cose che avremmo voluto mostrargli e fare
erano tante ma, avendo solo poco tempo a disposizione, abbiamo cercato
di riassumere tutto quanto di “pedalabile” e di bello ci sia da fare e
da vedere qui intorno, in tre uscite da loro molto gradite. Il primo
giorno, appena arrivati, nel pomeriggio, abbiamo fatto qualche giretto
verso Roio per dare loro la possibilità di vedere il panorama
dell’Aquila e del Gran Sasso, e poi siamo scesi in città, dove ci siamo
improvvisati ciceroni nei posti più rappresentativi del centro
storico.Il secondo giorno siamo andati a fare quello che in questo sito
chiamiamo il giro del Gran Sasso: abbiamo visitato i borghi di Filetto,
S. Stefano di Sessanio, Castel del Monte e Calascio, cercando al
contempo di mostrare loro, per quanto ci era possibile, tutti i vari
aspetti storici e culturali dei paesi visitati. Grande entusiasmo ha
naturalmente riscosso anche l’aspetto gastronomico del giro dove, anche
se in maniera frugale, abbiamo avuto modo di fare assaggiare loro le
semplici ma intense delizie locali, primo fra tutte il marcetto, ottima
crema spalmabile derivante dalla macerazione del miglior cacio pecorino.
Il terzo giorno, cambiando versante, siamo andati a scorrazzare per i
boschi, le valli e le pianure di Campo Felice.Alla fine stanchi ma
felici, così come sempre capita a noi bikers di montagna, di una tre
giorni intensa di bicicletta, ma speriamo anche di amicizia e simpatia,
i nostri amici hanno intrapreso il loro lungo viaggio di ritorno in
Sicilia durante il quale il grande Antonio, rivelatosi anche grande
poeta, ha scritto queste sue sensazioni dedicate ai tre giorni trascorsi
in nostra compagnia:
Uomo e Bici Da Montagna
Oggi è qui l’uomo/bici da montagna
Pedala e cammina alla ricerca,
un sentiero da seguire pronto,
disposto a perdersi nel cercare il vento
e la discesa in pietra buche e salti da stambecco.
Il bosco odora d’umido di terra, di muschio
abbracciato alla sua roccia,
ha suoni……
il bastone percosso sulla Rocca,
le tracce di gomme sulla breccia
nel tratto d’un freno con più forza.
Il bosco è incontro di siculi coi lupi,
dell’uomo di mare col fratello
dal piedelento al colle
al borgo al desco
nella lunga discesa verso valle.
Le emozioni vissute in tre giorni stupendi sui
monti dell’Aquila 3 giugno 2007 in viaggio verso casa
Antonio Bracale
Un grandissimo saluto e un abbraccio forte ai
mitici Ciro, Mauro Antonio, Carlo, Mauro (Zu Mauro) e Daniele, sperando
di contracambiare presto la visita e posare le nostre gomme grasse
sull’Etna.
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Filippo e Pino
Il negozio del “mitico” Franco Cheli, è spesso luogo
d’incontro e creatore di opportunità per le persone che satellitano
intorno a questo fantastico mondo della MTB. Così è stato per il caso
che ha voluto l’incontro e la conoscenza tra noi e gli amici del gruppo
www.pedalando.org di Roma. Il giorno 11 agosto, contatti da Filippo
e Pino che volevano un po’ conoscere il nostro territorio, siamo andati
a fare un giretto nei dintorni delle montagne aquilane. Massimo P. e
Fabrizio, gli unici liberi in quei giorni, hanno avuto un bel da fare
per “attrezzare” un percorso non conosciuto agli ospiti, vista la loro
perfetta e a dir poco professionale conoscenza dei nostri dintorni
montani. Il percorso si è sviluppato, sotto un tempo incerto e poco
piacevole, su quello che è denominato, in questo sito, come “Le ritorte”
e “I coppi d’Aragno”, per una distanza complessiva di circa 45 Km.
Favorevolmente impressionati si sono dimostrati, alla fine, Filippo e
Pino, che hanno manifestato la volontà di inserire questo itinerario
nella lista dei giri programmati dal loro gruppo.
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Mimmo (Jamaika)
Il 20 agosto, classica uscita del giro del Sirente. E’
stata molto gradita e piacevole la presenza del mitico Mimmo, del gruppo
www.traccemtb.it conosciuto per caso in settimana da Fabrizio e
Andrea sulle montagne di Pizzoli. Partiti da Collarmele, abbiamo quasi
subito affrontato, dopo il paese di Aielli, la lunga ed impegnativa
salita che ci conduce ai Prati di S.Marie ; subito si è notata la tempra
e la classe di Mimmo che è salito su in scioltezza, ben spalleggiato da
Andrea e Fabrizio; meno bene, come sempre in salita, sono andati i due
Massimo saliti a monte “co’ le mani e co’ ji pei”. In seguito,
bene si è sviluppato per tutti il resto del percorso, che ha toccato
Ovindoli e Rovere, dove la comitiva ha effettuato la sosta di ristoro;
un particolare ringraziamento dobbiamo ad Andrea che, come spesso, ha
pensato al rifocillamento del gruppo con le leccornie, tipiche della sua
pizzeria STURABOTTE. Il giro è stato lungo e impegnativo (circa 62 Km),
e il tempo, fortunatamente, ci è stato favorevole. Un piacevole fuori
programma ci è occorso nel bosco del Sirente, quando siamo stati
“attaccati” da un gruppo di briganti che tendevano imboscate agli ignari
e sprovveduti viandanti…. Trattavasi di una rievocazione
storico/culturale sulle gesta degli antichi briganti che imperversavano
nella zona. Il giro si è concluso, come sempre in questi casi, attorno
al tavolino del bar, commentando in allegria, insieme agli immancabili
boccali di birra, “l’eroiche gesta” della giornata.
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Racconto
di Andrea Pipitone
“.... jamo Pipitò,
ancora coju pigiama !?! ....Fabbrì, 5 minuti e sso pronto! Intanto,
per favore, mi carichi la bici ? Ok .... ma Purzò a che ora ci
aspetta ? Guarda, è inutile affrettasse tanto è sicuramente già
partito .... ma lo riprendiamo per strada ... oggi è sabato quindi
Max lavora .....possiamo andare !” Più o meno, sono queste le frasi
che, da qualche anno a questa parte, ci scambiamo all’ inizio di
buona parte delle nostre giornate di tempo libero (poche purtroppo). Siamo un gruppo di
4 amici, oramai non più giovanissimi (soprattutto Max), con
estrazioni e culture completamente diverse; una grande passione ci
accomuna: la mountain bike e il contatto con la natura. Presi dagli oneri
più disparati (e disperati ...): il lavoro, la famiglia (per alcuni)
e tutti i numerosi impegni che, nostro malgrado, ci riempiono non
sempre piacevolmente la vita, riusciamo ancora a trovare il tempo
per dedicarci ad una attività che, oltre a rilassarci e a farci
apprezzare le bellezze dei nostri dintorni, ci offre la possibilità
di incontrare molti altri “bikers” con i quali condividere
impressioni e suggerimenti. Il nostro sito
(nota di merito per i web master Santella-Pulsoni)
www.lentopede.org, è costantemente aggiornato sulle mirabolanti
“imprese” del fine settimana; contiene, inoltre, una ricca e
dettagliata descrizione dei percorsi che, a nostro giudizio, sono
risultati maggiormente interessanti dal punto di vista tecnico e
naturalistico.Tutto iniziò circa
4 anni fa quando un paio di noi si incontrarono ai piedi della
nostra “palestra dell’ ardimento” (per rievocare una metafora
alanfordiana, i non più giovanissimi capiranno …) e cioè nei pressi
delle “ritorte”, una serie di tornanti che portano dal campo
sportivo di Arischia fin su a Collebrincioni: un percorso che
abbiamo fatto talmente tante volte di cui, oramai, conosciamo, è
proprio il caso di dirlo, anche i sassi. Ci fu il classico
scambio dei numeri di cellulare anche se, personalmente, non pensavo
ci fosse un seguito a quell’ incontro … Ma la reciproca
simpatia e gli interessi comuni tra i quali, ovviamente, il piacere
di una bella escursione in mountain bike, hanno fatto nascere questa
bella amicizia che, oramai, ha travalicato i confini della bici;
oggi infatti siamo affiatati ben oltre l’ ambito sportivo e ci
frequentiamo anche al di fuori del nostro interesse principale. Un’ altra nota che
reputo molto positiva in questa esperienza è il fatto di essere
stati contattati, grazie ad Internet, da molteplici persone, da
tutta Italia, che condividono il nostro hobby. Molti di loro
infatti, ci hanno chiesto di essere accompagnati in qualche
escursione da noi descritta sul nostro sito. Sono venuti amici
da Roma, Pescara e, addirittura fin da Piacenza! Con loro abbiamo
condiviso dei bellissimi momenti di rara intensità naturalistica e
la cosa più gradita è stata che tutti hanno elogiato la bellezza dei
nostri territori e la disponibilità e la cortesia di chi ci vive …La nota dolente è
che tutti coloro che hanno partecipato ai nostri “tour” si sono
meravigliati del fatto di come località così interessanti dal punto
di vista paesaggistico, siano così poco “sponsorizzate” dagli Enti
preposti (Provincia, Comune o quant’altro).Se da una parte il
preservare l’ integrità dei nostri luoghi ci conforti, dall’ altra è
grande il rammarico per l’ ennesima potenzialità inespressa che, se
ovviamente gestita nel giusto modo, molto potrebbe dare ad
“affamati” come noi di sport e natura.
Racconto
di Ruggero De Luca
L’Aquila, 30 Maggio 2002
Grande giornata quella di
ieri...
Tutti pronti, ieri,
per una bella uscita in bici. La meta era il Lago di Cornino, zona a Nord
dell'Aquila. Tutto ok per la partenza, in totale siamo tre, due biker tosti +
me; appuntamento al parcheggio, si caricano le bici e si parte per
l'avvicinamento. Chi c'è già stato dice che il posto dove si arriva è
magnifico: laghetto e pinetina, cavalli e mucche al pascolo; un po' di salita,
non pesante, ma lunga e costante. Dislivello di 400m. Tempo di percorrenza 2 1/2
- 3 ore con discesa finale un po' ripida, ma "nulla di serio se si scende
con attenzione".
Ore 17.00 lasciamo le
macchine sulla strada asfaltata e c'incamminiamo su per una mulattiera bianca.
Ore 17.20 Facciamo un
chilometrino e PAM! TTRRRRRRRRR.... Che cazz?... Ma che diav?.... Ma c'ha fatto
'sta bici?.....
Un passo indietro...
L'altro ieri ho portato a
riparare la camera d'aria della ruota posteriore e la ruota, naturalmente, l'ho
rimontata io... (cazz, ssso' meccanic! detta alla Diego Abatantuono..).
Purtroppo ecco che succede che i bulloni forse (forse?) non l'ho stretti a
sufficienza e allora eccomi a smadonnare in un assolato pomeriggio aquilano su
una salita non pesante, ma lunga e costante, per una ruota che mi si smonta e mi
va a toccare sulle forcelle posteriori così che su quella cappero di mulattiera
non potevo fare nemmeno più mezzo metro...
Insomma: niente da fare,
c'è da tornare indietro alla macchina, stringere i dadi e farsi un giro da
solo da un'altra parte in attesa del rientro degli altri due che proseguono. Il
tutto accettando l'idea di essere un incapace (perchè non sono riuscito a
stringere due bulloni) e un deficiente (perchè ho dimenticato di portare una
chiave inglese per smontare una ruota (che poi, nell'apice dell'acume, mi ero
procurato anche una camera d'aria di riserva in caso di foratura, solo che senza
chiave per smontare la ruota me la potevo solo ficcare in bocca in caso di
necessità, comunque...).
E che faccio io prode eroe? Mi
rigiro, torno alla strada principale e, di corsa, bici alla mano, mi faccio un
altro chilometrino per arrivare alle prime case che potevo trovare lungo la
strada (la strada per Antrodoco-Rieti).
Intanto più cammino e corro e
più m'incazzo e predico con me stesso e più mi viene voglia di fare di tutto
pur di riuscire a riprenderli.
Giunto sudato come un cane
alla prima casa che mi sembrava abitata, mi ritrovo davanti un mio simile, lui
però è un husky che mi guarda con sguardo spento. Butto una voce all'interno e
vengono fuori due tizi. Uno assomiglia a Flavio Reglio (quello che recita le
poesie a Zelig) l'altro assomiglia a Mimì metallurgico...
IO: Scusate, avreste per
caso una chiave inglese per stringere 'sti due bulloni del caz...
Flavio: Ch'è successo, viè quà.
IO: E' che ho rimesso la
ruota e non ho stretto 'sti due bulloni...
Flavio: Quessa è na 16.
Pari e dispari: Ma no, quessa è
na 17.
IO: Vabè...
Mentre i due litigano per
la misura della chiave (era una 15), il mio simile mi lecca in continuazione e
m'annusa dappertutto, forse perchè ero sudato e soavemente aulente, o forse no...
Alla fine arriva la chiave
giusta, do un calcio alla ruota per riassestarla e faccio per stringere a
mortei dadi, ma Flavio mi ferma e mi fa il cazziatone chiedendomi se sono un
tipo pratico, perchè la ruota va registrata, mi dice, sul davanti.
Volevo rispondergli che
imbrunito com'ero non me ne fregava di registrare, ma solo di tornare a
pedalare.
Lo faccio fare e, mentre stringo
a morte i due bulloni il cane... cioè l'husky, quasi non mi fa lavorare per le
feste che mi fa...
Flavio: Ma guarda un po' questo,
invece di abbaiare alla gente strana, la lecca!.. se arriva un ladro questo gli
fa le feste...
Bene! dentro di me lo ringrazio
per lo "strano" e mi incazzo un po' per il possibile
"ladro". Comunque decido che non è il caso di approfondire e mi sto
zitto... stringo i denti e i bulloni, ringrazio, saluto il cane e me ne vado...
Ore 18.00.
E giù subito di nuovo a
tirare il rapporto più tosto per una leggera discesa che mi riporta velocemente
al punto di partenza della salita. Ormai fermamente convinto di poter
trasformare la "piccola défaiance" in un trionfo, telefono a uno dei
due compari, ormai già vicini alla vetta e gl'impongo di aspettarmi nei pressi
del laghetto.
Vagamente riluttanti e
certamente increduli, Fabrizio e Luca, "i compagni", accettano e mi
dicono di pedalare forte sennò si sarebbe fatto troppo tardi. Ok, raccolgo la
sfida e parto, lancia in resta, all'attacco della montagna come un piccolo
Pantani senza doping (ieri Pantani s'è ritirato dal Giro...).
All'inizio pensavo: "mò me
la pappo con un sol boccone ‘sta salita! mica Fabrizio e Luca saranno andati
come sto andando io...” Non sapevo, tapino, che oltre a Fabrizio, che è
allenatissimo e che m'ha proposto il giretto, Luca, che non c'era mai stato, è
ancora più forte del primo e, addirittura, è arrivato su senza nemmeno
sudare...
A questo punto mi viene l'obbligo
di assicurare che tutto ciò che scrivo non è partorito dalla mia
fantasia, ma è tutta la pura verità, nient'altro che la verità.
Ma torniamo a questo
piccolo omino che suda su per una mulattiera con una bici da Fosso Mazzocco (la
discarica di Pescara) e tanta voglia di fare bene, contro due giganti con bici
pluridecorate e cosce da calciatore. L'omino, s'è detto, scalava; e più
scalava e più si scazzava, ma più ci si scazza e più si va piano. Ma a volte
all'omino torna su l’orgoglio e riprende a spingere di buona lena sui suoi
pedali in plastica, a tendere quella sgrassata catena su per la salita che
credeva più corta, a sputare senza bere per guadagnare tempo, a cercare
inutilmente di capire quanto possa mancare per la vetta.
All’inizio avevo cercato di
portare il conto delle curve che faceva la strada, di memorizzare delle
particolarità del percorso come un masso grande, un albero sradicato, un ramo
basso perchè, nel caso m’avessero telefonato per chiedermi a che punto fossi,
avrei saputi stupirli dicendo “sono proprio lì dove c’è quella
radura...” e loro, di rimando “beh, allora sei arrivato, benissimo, siamo in
orario” e cose così....
Idiota!!! La salita era ben più
lunga di ogni mia aspettativa e di ogni mia riserva di energia, peraltro già
intaccata per le precedenti esperienze, e ben presto non solo ho perso il conto
di ogni cosa fosse sul percorso ma ho perso il contatto con ogni cosa di questa
terra.
A metà salita, crampo al
polpaccio sinistro.
Mi fermo un attimo per respirare
e m’accorgo di avere fame. Tanta fame. Sono in affanno, la gola è secca,
quasi non riesco a inghiottire. Riparto.
Più avanzo e più si fa forte
in me l’idea di arrivare in cima, dimostrare di essere stato capace di farcela
per poi riscendere velocemente per la stessa strada perchè proprio non ce la
faccio più.
La strada gira intorno alla
montagna assassina, ho il sole di fronte adesso, e il percorso è più in piano,
ma sembra comunque non finire mai, però il fatto che abbia impianato credo sia
segno che sono vicino alla vetta. Mi torna la voglia e l’impulso di tirare le
marce e rimetto un bel rapportone, ma l’unico risultato che ottengo è un
crampo al polpaccio destro. Ma
tutto questo non mi ferma, ormai convinto d’essere vicino alla meta, rimetto
il rapporto leggero e sgambetto di buona lena e giungo al fine ad una radura
posta su di una sella tra due montagne e... sotto vari aspetti e per vari motivi
ecco davanti a me il PARADISO!!!
Ore 18.48. Scena bucolica: io su
di una collina con una bici arroventata dal calore da me stesso sprigionato,
alla mia destra rocce irte, alla mia sinistra alberi freschi, davanti a me un
dolce declivio con rocce e sotto... lì sotto c’è un prato color verde
assoluto, una pinetina, mucche al pascolo, un laghetto azzurro cielo, colline
che cingono il tutto come un diadema farebbe col capo di una principessa, e i
miei due compari che si sbracciano accanto al laghetto e mi indicano il sentiero
da percorrere per scendere.
Inutile dire che di tornare
indietro non ne ho più la minima intenzione; e allora mi
metto la bici in spalla e, saltellando tra le rocce, riesco ad arrivare
al laghetto e a calpestare il prato del paradiso.
La bici, su quell’erba, vola
come su di un tappeto. È una sensazione splendida pedalare in paradiso. Grande
soddisfazione. Silenzio assoluto.
I compari mi accolgono come se
fossi un vero Iron-man, urla di saluto e gioia, anche perchè, finalmente per
loro, si può ripartire. E allora due foto e via, di nuovo in salita...
-Ce la fai Ruggè?
-Come no! Voi andate avanti che
io mi guardo le mucche...
Scusa vile, partoribile
solo da una mente all’ultimo stadio di conoscenza.
-Guarda che la salita è
ormai finita, dobbiamo solo scollinare qui su e poi è necessario solo
frenare...
-Va benissimo.
Ed ecco la discesa: una
mulattiera in ombra, ma non come la salita, bensì con molte più pietre
affioranti, abbastanza più ripida e con tratti di puro pantano.
Insieme cominciamo a scendere,
ma io solo inizio a tremare. Per due ordini di motivi tra i quali non v’è la
paura. Il primo è che la mia bici non ha nessun ammortizzatore, ergo tutte le
buche, i sassi e le asperità le risento sulle mani, sulle braccia e via via su
per le spalle e la testa fin nel cervello già obnubilato dai fumi dello sforzo.
Il secondo è che ormai le gambe non mi reggono più e se mi alzo sui pedali mi
tremano terribilmente.
A proposito di sforzo, mi
comincia a fare male il rene sinistro, dove “male” vuol dire che ogni
saltino è un cazzotto di Muhamed Alì sul rene sinistro, tanto che ogni 500
metri devo fermarmi per riprendere fiato.
Ovviamente la discesa è il modo
migliore per mettere alla prova i quadricipiti, poichè con tutti quei sassi
bisogna che stia continuamente in piedi sui pedali e molleggiarmi perchè
altrimenti il sellino della bici può rovinarmi anticipatamente dieci anni di
vita funzionale della prostata con due botte belle azzeccate. Il molleggio, però,
riesco a eseguirlo solo per il primo chilometro, dopo di che devo sedermi sul
sellino nei brevi tratti dove gli scossoni sembrano più leggeri, perchè sono
ormai preda dei crampi che mi assalgono e divorano ogni tessuto molle (anche
cartilagineo!) come farebbe Alien con Sigurney Weaver, solo che Alien non c’è
mai riuscito.
Ma non fa nulla, ogni tanto mi
si sente emettere un grugnito come i tennisti quando eseguono la battuta, ma non
fa nulla, ormai sono in discesa e sono arrivato. Penso.
E invece, no.
È troppo.
Tutto ciò che ho fatto è stato
troppo. Troppi crampi, troppo stress, troppa corsa, troppa salita tirata, troppo
Iron-man, troppa poca acqua, troppo tutto.
I riflessi si allentano, la
mente si annebbia, le braccia si indolenziscono, le mani non ce la fanno più a
stringere la leva del freno, scendo sempre più veloce, riesco sempre più
miracolosamente a scampare la caduta rovinosa, finchè...
Sasso.
Altro sasso.
Altro sasso maledetto che si
gira.
Si gira anche la ruota.
A 90°.
E io volo.
Volo.
Volo oltre la bici.
Volo sui sassi, sulla terra e le
frasche. Volo sulla stanchezza e sulla discesa.
Mi punto con una mano e, con
mossa da abile break-dancer, volteggio e riatterro sulla spalla e rotolo sulla
schiena.
Nessun sasso appuntito, nessun
ramo infingardo, niente che mi mutili o sfregi, non batto la testa (ma sarà un
bene?).
Mi rialzo e guardo Fabrizio che
mi seguiva e che ha preso un colore al viso pari a quello dei sassi:
-Sto bene! Sto bene!- gli grido
per tranquillizzarlo, mentre io, un po’ scosso, mi rimetto a cavallo.
Insomma: Ore 19.40,
ammaccato, la bici sfregiata, piano piano, con le gambe che sembravano due
tronchi e che appena sceso mi hanno costretto alla posizione fetale per limitare
i crampi, ho percorso il restante tratto di discesa e sono giunto alla macchina
in grave difficoltà, ma ancora tutto intero.
Come avete letto, è stata
una piccola avventura e pensate che è stata solo la prima uscita un po’ più
seria. Chissà cosa mi riserverà il futuro? Chissà quali altre mirabolanti
storie dovrò raccontarvi?
Chi lo sa? Chi può dirlo?
Solo il futuro potrà
inventarlo... ma certo dovrò metterci di nuovo del mio...
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